Alla ricerca della vacuità
venerdì 3 agosto 2012
domenica 29 luglio 2012
Ricordo 4.
Solitudine. Si nasce e si muore soli,con l'illusione che qualcuno ci stia sempre accanto. Come le nuvole nel cielo,incrociamo altri mondi come noi, per caso, per poi riprendere il viaggio alla prima folata di vento. Uguali a prima nella forma, ma sempre differenti. Nella solitudine ci si ascolta,ci si conosce, si arriva a comprendere noi stessi, il fallimento e la nobiltà degli esseri umani. Si arriva a conoscere silenziosamente gli altri, felici nell'aver intorno qualcuno.O forse illusi, incapaci di aver consapevolezza che la vita, in fondo, è un viaggio solitario, come un albero in un bosco, circondato da altri simili a lui, vicini ma così lontani nella loro immobilità. Paura del silenzio, della morte, paura di un illusione creata da noi stessi. Come se il sogno che stiamo vivendo non debba mai finire, dimenticandosi di se stessi, del momento presente,che vola senza tornare. Nella solitudine il debole si rattrista, mentre il sognatore ne fa la sua condizione naturale. Nella solitudine si soffre, ma se ci si ferma ad ascoltare, si dovrebbe gioire.Perché nel silenzio del cuore,si può ascoltare la voce dell'infinito.
Solitudine. Si nasce e si muore soli,con l'illusione che qualcuno ci stia sempre accanto. Come le nuvole nel cielo,incrociamo altri mondi come noi, per caso, per poi riprendere il viaggio alla prima folata di vento. Uguali a prima nella forma, ma sempre differenti. Nella solitudine ci si ascolta,ci si conosce, si arriva a comprendere noi stessi, il fallimento e la nobiltà degli esseri umani. Si arriva a conoscere silenziosamente gli altri, felici nell'aver intorno qualcuno.O forse illusi, incapaci di aver consapevolezza che la vita, in fondo, è un viaggio solitario, come un albero in un bosco, circondato da altri simili a lui, vicini ma così lontani nella loro immobilità. Paura del silenzio, della morte, paura di un illusione creata da noi stessi. Come se il sogno che stiamo vivendo non debba mai finire, dimenticandosi di se stessi, del momento presente,che vola senza tornare. Nella solitudine il debole si rattrista, mentre il sognatore ne fa la sua condizione naturale. Nella solitudine si soffre, ma se ci si ferma ad ascoltare, si dovrebbe gioire.Perché nel silenzio del cuore,si può ascoltare la voce dell'infinito.
mercoledì 30 maggio 2012
Ricordo 2.
Cammini.in un pomeriggio afoso, tutto intorno è silenzio. Puoi sentire il profumo della vita che si inebria dell'estate, che regala una luce dirompente, che squarcia il nero della solitudine. Speranze, sogni, ritornano a fiorire. Crescono seguendo quel bagliore caldo,si fanno strada verso l'alto, di un colore vermiglio, splendente. A quel punto ti accorgi di loro, dei loro petali che i tuoi piedi stanno per calpestare nel tuo incedere monotono. A quel punto ti fermi, ti chini, e ne raccogli uno. Portandolo via con te.
Cammini.in un pomeriggio afoso, tutto intorno è silenzio. Puoi sentire il profumo della vita che si inebria dell'estate, che regala una luce dirompente, che squarcia il nero della solitudine. Speranze, sogni, ritornano a fiorire. Crescono seguendo quel bagliore caldo,si fanno strada verso l'alto, di un colore vermiglio, splendente. A quel punto ti accorgi di loro, dei loro petali che i tuoi piedi stanno per calpestare nel tuo incedere monotono. A quel punto ti fermi, ti chini, e ne raccogli uno. Portandolo via con te.
domenica 27 maggio 2012
Ricordo 1.
Sei qui, seduto vicino ad un lume,
solo.
C'è chi dice che scrivere faccia bene,
plachi il dolore, un dolore che pensavi che non sarebbe mai più ritornato. Un dolore difficile da accettare, a cui ti poni fieramente davanti, pensando di combatterlo, di prenderlo di petto,
mentre egli subdolamente si aggira intorno a te, cercando un piccolo
spazio dove infilarsi, dove tornare a pungere, a ferire.
Mai avresti detto di soffrire per una
persona, una persona che tuttavia ami, hai amato, desideri ma non
hai, origine e causa della sofferenza. E razionalmente non vorresti
averla, perché ha tutte le caratteristiche di cui tu nella tua vita,
ti sei fatto fiero nemico. Hai passato tutta la vita a guardare in
faccia il dolore, ad assaporarlo, a combatterlo, diventando una
specie di guerriero invisibile, nella speranza che parte del tuo
vissuto fosse redenta con le tue azioni, con il tuo stesso sacrificio
di vita, per la vita di altri.
E un giorno trovasti una persona per
cui lottare. Ti sentivi felice, realizzato, amato. Ma era tutto una
effimera illusione, il tuo castello dorato era tormentato, le
fondamenta erano marce, fatte di un legno tarlato e malato. E così,
la tua fortezza, il tuo rifugio, divenne la tua stessa tomba, macerie
su te stesso, macerie pesanti, da spostare con fatica ad una ad una,
per poter rivedere la luce.
E nel momento stesso in cui la luce,
flebile, all'orizzonte si palesava, in cui uno spiraglio chiamato
speranza ti dava spazio per il raggiungimento della serenità, un
cielo azzurro dove gli uccelli si librano felici, ecco che il
tormento riappare. Una tua nemesi, dentro te stesso, fuori te
stesso che ti trascina nel limbo, in una dimensione dove il tempo e
lo spazio non esistono, dove riecheggia nel buio il tuo dolore, per
la perdita affrontata e mai sanata. Non sazia reclama la tua schiavitù, detta
legge, a cui devi sottostare se vuoi sentirti felice. E tu
ciecamente, guardando con la coda dell'occhio quello spiraglio, volgi
le spalle alla tua libertà, e ritorni da dove sei venuto. Segui il
cuore, l'istinto, segui l'inferno con le sue pareti scoscese.
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