mercoledì 30 maggio 2012

Ricordo 2.


Cammini.in un pomeriggio afoso, tutto intorno è silenzio. Puoi sentire il profumo della vita che si inebria dell'estate, che regala una luce dirompente, che squarcia il nero della solitudine. Speranze, sogni, ritornano a fiorire. Crescono seguendo quel bagliore caldo,si fanno strada verso l'alto, di un colore vermiglio, splendente. A quel punto ti accorgi di loro, dei loro petali che i tuoi piedi stanno per calpestare nel tuo incedere monotono. A quel punto ti fermi, ti chini, e ne raccogli uno. Portandolo via con te.


domenica 27 maggio 2012


Ricordo 1.


Sei qui, seduto vicino ad un lume, solo.
C'è chi dice che scrivere faccia bene, plachi il dolore, un dolore che pensavi che non sarebbe mai più  ritornato. Un dolore difficile da accettare, a cui ti poni fieramente davanti, pensando di combatterlo, di prenderlo di petto, mentre egli subdolamente si aggira intorno a te, cercando un piccolo spazio dove infilarsi, dove tornare a pungere, a ferire.
Mai avresti detto di soffrire per una persona, una persona che tuttavia ami, hai amato, desideri ma non hai, origine e causa della sofferenza. E razionalmente non vorresti averla, perché ha tutte le caratteristiche di cui tu nella tua vita, ti sei fatto fiero nemico. Hai passato tutta la vita a guardare in faccia il dolore, ad assaporarlo, a combatterlo, diventando una specie di guerriero invisibile, nella speranza che parte del tuo vissuto fosse redenta con le tue azioni, con il tuo stesso sacrificio di vita, per la vita di altri.
E un giorno trovasti una persona per cui lottare. Ti sentivi felice, realizzato, amato. Ma era tutto una effimera illusione, il tuo castello dorato era tormentato, le fondamenta erano marce, fatte di un legno tarlato e malato. E così, la tua fortezza, il tuo rifugio, divenne la tua stessa tomba, macerie su te stesso, macerie pesanti, da spostare con fatica ad una ad una, per poter rivedere la luce.
E nel momento stesso in cui la luce, flebile, all'orizzonte si palesava, in cui uno spiraglio chiamato speranza ti dava spazio per il raggiungimento della serenità, un cielo azzurro dove gli uccelli si librano felici, ecco che il tormento riappare. Una tua nemesi, dentro te stesso, fuori te stesso che ti trascina nel limbo, in una dimensione dove il tempo e lo spazio non esistono, dove riecheggia nel buio il tuo dolore, per la perdita affrontata e mai sanata. Non sazia reclama la tua schiavitù, detta legge, a cui devi sottostare se vuoi sentirti felice. E tu ciecamente, guardando con la coda dell'occhio quello spiraglio, volgi le spalle alla tua libertà, e ritorni da dove sei venuto. Segui il cuore, l'istinto, segui l'inferno con le sue pareti scoscese.